Tra gli interventi di una certa importanza, realizzati nel territorio, non si può non menzionare la trasformazione dell’antica salina in Biviere o vivaio, il progetto del quale risale anch’esso alla fine del Cinquecento, anche se la sua attuazione si protese nel secolo seguente. Dalle acque salmastre di questo stagno situato nel feudo della Marina, a circa tre miglia dalla costa, si depositava durante l’estate il sale ai suoi margini, sale di cui Plinio, a quanto riporta il Fazello, vantava la “capacità riflettente”. La salina era ancora in attività nel Medioevo, tanto è vero che venne inclusa nel 1274 tra le saline delle Segrezìe di Sicilia; ma la concorrenza del sale sardo prima, e poi lo sfruttamento delle miniere di sale in seguito (in particolare a Racalmuto), portarono progressivamente alla riduzione della produzione locale, che non reggeva la competizione con saline meglio organizzate, come quelle di Trapani, Augusta, Vendicari o Marsala.
Di questo antico stagno, l’unico della Sicilia meridionale, parla il Fazello che volle identificarlo con il mitico Lago Cocanico e riferisce che al suo tempo “col suo cattivo odore fa tornare indietro tutti coloro che gli si avvicinano”. Non ne fanno invece notizia né lo Spannocchi, né il Camilliani nella loro descrizione del litorale, e tantomeno venne rappresentato nelle antiche carte geografiche, salvo che in quella di Battista Agnese nel 1553. Lo Schmettau non indica il Biviere nella sua carta della Sicilia, mentre non aveva trascurato quello di Lentini, e soltanto il Wieland nel 1720 lo ha ubicato in maniera fantasiosa attorno al fiume Dirillo, riferendosi forse alla descrizione lasciata dal Padre Massa.
Sembra che il progetto di trasformazione della salina in Biviere risalga al 1582, e cioè al periodo della costruzione delle mura cittadine: infatti in un documento relativo a tale costruzione veniva, tra le altre disposizioni, dato l’ordine “che si riconosca il locu di farsi il bivieri, si è atto e che spesa vi potessi andare a farla”. Il sopralluogo risultò certamente favorevole al progetto, visto che nel 1598, e precisamente l’otto settembre, Giovanni di Guccio, nobile abitante di Terranova, vendette al duca Don Carlo per la somma di 446 onze la salina vecchia per saldare un antico debito. Non abbiamo informazioni su questa prima fase dei lavori nel Biviere, iniziati dal duca Don Giovanni, di cui sappiamo solo che nel 1619 il detto duca vi fece fabbricare intorno un fondaco ed alcune case, in una delle quali venne murata una lapide di marmo per ricordare che l’opera era stata realizzata a quella data.