Verso la metà dell’Ottocento il Comune di Terranova iniziò una serie di lavori per lo spianamento e la pavimentazione di diverse piazze e vie della città, allora ancora a fondo naturale, tra le quali quelle adiacenti alla chiesa Madre; in particolare, dalla demolizione di alcuni fabbricati a sud della stessa chiesa, che delimitavano l’area pomeriale e che si affacciavano sulla strada Maestra, l’attuale C.so Vittorio Ema nuele, fu ricavata una piazza la cui superficie (denominata successivamente largo Madrice) fu divisa in due aree di diversa quota per mezzo di una balaustrata in pietra siracusana con cancellata, di cui quella perimetrale di pertinenza della chiesa utilizzata precedentemente come area cimiteriale. Tra queste due aree esisteva quindi un dislivello di circa un metro di altezza, tant’è che le fondazioni della chiesa Madre si trovavano ancora sotto il cosiddetto piano di calpestio e gli ingressi ovest e sud erano serviti da quattro gradini ciascuno.
Agli inizi del Novecento, sulla stessa area confinante con le facciate ovest e sud della chiesa Madre, il Comune realizzó una serie di interventi procedendo allo spianamento dell’area al livello del piano di campagna del Corso e alla demolizione della citata balaustrata. E ciò sempre con la convinzione del Comune che tutta l’area era demaniale. Di parere discorde, però, fu il parroco Gurrisi, amministratore legale della chiesa, il quale apri un contenzioso con il Cav. Giuseppe Aldisio Fischetti, allora Sindaco del Comune di Terranova di Sicilia. II parroco, infatti, sosteneva che l’area cimiteriale nei lati di mezzo giorno e ponente e che si alza dal suolo della strada per circa un metro per la larghezza media di metri dieci è un accessorio e una pertinenza della chiesa medesima ed anch’essa inalienabile, imprescrittibile ed inespropriabile anche per pubblica utilità…” (vedi atto n.654 del 28 giugno 1904); il Comune, dal suo canto, aveva agito in quei termini con la motivazione che la balaustrata con relativa cancellata, realizzata nel 1848 dal parroco dell’epoca, non rappresentava in realtà nessuna delimitazione in quanto il suolo dell’ex area cimiteriale (“rimasto aperto all’uso pubblico, è stato destinato ai bisogni corporali della gente poco ligia al buon costume…”), cessata la consuetudine dal 1848 in poi di essere usato per il seppellimento dei morti, era da reintegrare al demanio pubblico comunale (vedi atto n.9088 del 1º agosto 1904).
II contenzioso cosi fini al Tribunale Civile di Caltanissetta che emise tempo dopo una sentenza a favore della chiesa Madre. Il Comune, ritendendo ingiusta la sen-tenza vi si appelló, ma prima dello svolgimento del giudizio di 2º grado, le parti in causa addivennero a un accordo con una transazione che previde anche la concessione dell’ex area cimiteriale come suolo di pubblica utilità ma sempre di proprietà inalienabile della chiesa Madre e, alla bisogna, in qualunque momento, restituibile. In seguito a ciò, l’area in questione fu pavimentata con mattonelle di colore più chiaro rispetto a quella demaniale. In merito poi allo scoprimento delle fondazioni della chiesa per il citato spianamento, si suppone che nell’accordo sia stata pure inserita la realizzazione di una fascia bassa di contrafforti scarpati per rafforzare le stesse fondazioni le quali successivamente, all’inizio degli anni Cinquanta, furono coperte da un gradone di pietra bianca ragusana.
-Tratto da ”Dell’antico centro storico di Gela” di Nuccio Mulè