04Apr2025

GelaBrainstorming non ha fini di lucro e ha il perseguimento di finalità di promozione e utilità sociale, culturale ed economica

Contatti

Via Ravel 10 - 93012 Gela

info@gelabrainstorming.com

+39 339 260 4306

Brainstorming APS
C.F. 90037780856

Categoria: Notizie

ippocrate
Storia di Gela

Ippocrate , Tiranno di Gela

Ippocrate, fratello di Cleandro, fu un importante tiranno della città siciliana di Gela nel V secolo a.C. Sebbene meno noto rispetto al più famoso medico omonimo, questo Ippocrate fu una figura di rilievo nella politica e nelle guerre siciliane dell’epoca.

Ippocrate proveniva da una famiglia aristocratica di Gela, una delle principali colonie greche in Sicilia. Suo fratello Cleandro fu tiranno della città, e alla sua morte, intorno al 498 a.C., Ippocrate gli succedette al potere.

Il suo regno è collocato in un periodo turbolento, caratterizzato da lotte tra le varie città greche di Sicilia, come Siracusa, Agrigento e Messina, e dalle incursioni delle popolazioni autoctone dell’isola, come i Siculi e i Sicani.

Ippocrate fu un leader aggressivo e ambizioso, che perseguì una politica espansionistica per estendere il controllo di Gela su gran parte della Sicilia orientale. Sotto il suo governo, Gela divenne una potenza regionale e fu coinvolta in numerosi conflitti. Egli riuscì a conquistare diverse città vicine, tra cui Leontini, Nasso e Zancle (l’odierna Messina), che divenne una delle sue conquiste più importanti.

Si dice che Ippocrate avesse cercato anche di attaccare Siracusa, ma la sua avanzata fu fermata dall’intervento di Corinto e Corcira (l’odierna Corfù), che proteggevano Siracusa per ragioni politiche e commerciali. Nonostante ciò, Ippocrate riuscì a ottenere un’indennità e il controllo su alcune città minori della Sicilia orientale.

Ippocrate morì intorno al 491 a.C., durante una campagna militare contro i Siculi. La sua morte segnò una fase di transizione per Gela. Come detto, fu seguito da Gelone, che riuscì a mantenere il controllo della città e successivamente a conquistare Siracusa, consolidando così il dominio siceliota greco nella regione.

Anche se meno ricordato rispetto ad altri tiranni siciliani, Ippocrate svolse un ruolo cruciale nello sviluppo politico della Sicilia greca, trasformando Gela in una delle città più influenti dell’isola e aprendo la strada all’espansione di Siracusa sotto il governo di Gelone.

473042871_1041230571381867_3244814531738385643_n
Storia di Gela

Cleandro , Tiranno di Gela

Cleandro Patareo e’ stato il primo tiranno di Gela di Cleandro sappiamo innanzitutto che era figlio di Pantare. Non è invece chiaro come sia assurto al potere. Da erodoto sappiamo che la città era afflitta da una stasis, un rivolgimento intestino, in conseguenza del quale una delle fazioni in città si sarebbe rifugiata in un centro siculo, maktorion. Pare che in questi sviluppi un ruolo di rilievo abbia avuto teline, un antenato di gelone. Sembra che Teline riportasse in patria la propria fazione, rivendicando per sé e per i propri discendenti la funzione di ierofante di demetra e kore. Se tale stasis sia da attribuire alla composizione etnica dei fondatori di Gela (in parte rodii e in parte cretesi), la vicenda di Teline va allora collocata in prossimità della fondazione della città, in analogia con quanto accaduto ad akragas con falaride. È anche possibile che l’intera storia sia un’invenzione posteriore, tesa a legittimare l’operato successivo di Gelone.

Sia come sia, Cleandro conquista il potere tra il 505 e il 504 A.C Aristotele (Politica, 5, 12, 1316a) associa Cleandro a Panezio di Lentini entrambi sono aristocratici che divergono dai propri interessi di classe. Il passo aristotelico rinvia all’esistenza di un regime oligarchico precedente la tirannia di Cleandro. L’origine aristocratica di Cleandro sembra confermata da una placca di bronzo (che dovette servire da basamento per una statuetta, probabilmente di soggetto equestre). Tale placca, rinvenuta a Olimpia, contiene una dedica, che recita: “Pantare di Gela, figlio di Menecrate”: è assai probabile che tale Pantare sia il padre di Cleandro.

Aristotele, abbastanza informato delle vicende siciliano associa Cleandro a Panezio di Lentini, identificandoli come aristocratici che divergono dai propri interessi di classe, in che implica, come in molte altre polis siciliane, l’esistenza di un regime oligarchico antecendente la sua tirannia. La testimonianza di Aristotele sembra confermata da una placca di bronzo, che dovette servire da basamento per una statuetta, probabilmente di soggetto equestre.

Tale placca, rinvenuta a Olimpia, contiene una dedica, che recita: “Pantare di Gela, figlio di Menecrate”: è assai probabile che tale Pantare sia il padre di Cleandro, citato da Erodoto. La dedica, databile alla settantottesima olimpiade (512-508 a.C.), intende ricordare una vittoria olimpica alla quadriga e rinvia ad una famiglia aristocratica, dedita all’allevamento di cavalli (e la Piana di Gela, assieme a quelle di Gela era ai tempi una delle migliori zone per questa attività, tant’è che le prime monete coniate di questa polis raffiguravano un cavaliere nudo in groppa ad un cavallo). Il dato pare riscontrare un precoce interesse della nobiltà isolana alla partecipazione ai giochi panellenici, certamente in un’ottica di prestigio e autorappresentazione. Pantare è il primo magnate siceliota di cui siamo a conoscenza che abbia partecipato alla quadriga.

La tradizione indica in sette anni la durata della permanenza di Cleandro al potere, il quale viene poi ucciso nell’ambito di una congiura, probabilmente orchestrata dall’elemento aristocratico, nel 498 o 497 a.C. Ma il moto restauratore non ebbe successo, perché il posto di Cleandro viene preso dal fratello Ippocrate.

Quando anche Ippocrate, dopo aver regnato tanti anni quanti suo fratello Cleandro, morì presso la città di Ibla, in una guerra da lui intrapresa contro i Siculi, ecco allora che Gelone finse di soccorrere i figli di Ippocrate Euclide e Cleandro, giacché i cittadini non volevano più essere loro soggetti, ma in realtà, sbaragliati in battaglia i cittadini di Gela, strappò ai figli di Ippocrate il potere e lo detenne personalmente.

472874054_1041218524716405_5511732459054088848_n
Storia di Gela

Gelone, Tiranno di Gela

Gelóne in latino Gelo (Gela, 540 a.C. – Siracusa, 478 a.C.) fu tiranno di Gela dal 491 o 490 a.C. e primo tiranno di Siracusa dal 485 o 484 a.C. fino alla morte.

Figlio di Dinomene, Gelone fu il figlio maggiore di Dinomene.

I suoi fratelli erano Ierone, che sarebbe divenuto sovrano di Gela prima e di Siracusa dopo la morte di Gelone; Polizelo, futuro signore di Gela al posto di Ierone, e Trasibulo, succeduto a Ierone nel ruolo di tiranno di Siracusa. Gelone, secondo la tradizione, apparteneva ad una illustre famiglia, che aveva contribuito alla fondazione della città e deteneva per diritto ereditario la ierofantia degli dèi degli inferi . Fu sposato con Damarete , figlia di Terone di Agrigento.

Sembrerebbe che Damarete, dopo la vittoria di suo marito, Gelone nel 480 a.C., suggerì, nelle clausole del trattato di pace, il divieto di effettuare sacrifici umani nei riti cartaginesi. Una notizia trionfalistica per Gelone che lo avrebbe etichettato come il garante sul diritto alla vita.

Ma in realtà, la presunta tradizione dei sacrifici umani, attuati dai cartaginesi, è tutt’oggi dubbia, infatti da un esame dei resti dei neonati nei luoghi sacri, detti tofet, gli archeologi hanno verificato che molti bambini erano deceduti durante la gravidanza, senza che si deducessero segni di morte cruenta.

Secondo Erodoto, a fondare Gela, insieme ad Antifemo, sarebbe stato un avo di Gelone, originario dell’isola di Telos. Questi sarebbe stato Teline, sacerdote di Demetra e Kore, tra i rifugiati a Maktorion in occasione della stasis che, intorno alla metà del VI secolo a.C., agitò Gela, poco prima che si instaurasse nella polis la tirannia di Cleandro.

Gelone inizia ad affermarsi come collaboratore e guardia del corpo del tiranno Ippocrate (tiranno a Gela tra il 498 o 497 e il 491 o 490 a.C.), quando questi è impegnato a sottomettere dei congiurati aristocratici che si erano mossi contro la tirannide, innanzitutto uccidendo il fratello di Ippocrate e precedente tiranno, Cleandro (che aveva conquistato il potere tra il 505 e il 504 a.C.).

Gelone si mette ancora in mostra in occasione della campagna militare con cui Ippocrate riesce a impadronirsi di tutta la Sicilia orientale, tranne Siracusa, che rimane autonoma: per i meriti acquisiti in campo, Gelone è fatto ipparco (comandante della cavalleria) dal tiranno. Come ipparco, Gelone giocò un ruolo fondamentale nella vittoria di Ippocrate nella battaglia dell’Eloro del 492 a.C. insieme a Cromio di Etna figlio di Agesidamo. Le ultime fasi di Ippocrate vedono il tiranno impegnato ad abbattere sacche di resistenza degli indigeni siculi: Ippocrate riesce a prendere Ergezio con l’astuzia, ma durante l’assedio di Ibla (sito non ancora identificato) trova la morte (491 a.C.)

Il periodo successivo, cioè quello dei sei anni di tirannia di Gelone a Gela, è molto poco documentato: Gelone deve tenere testa all’instabilità provocata dalla sua ascesa eversiva, in particolare alla protesta dei mercenari di Ippocrate, insediatisi a Camarina, che gli rimproverano di aver liquidato la discendenza del precedente tiranno, ma alcuni magnati passano dalla parte di Gelone e questi, inoltre, opera con essi un’attenta politica matrimoniale.

Verosimilmente già in questi anni gelesi Gelone stringe alleanza con Terone, appartenente al ghenos degli Emmenidi. Questi diviene tiranno di Akragas tra il 488 e il 487 a.C. ed è anzi probabile che la sua ascesa sia stata favorita dallo stesso Gelone. Akragas e Siracusa sono politicamente assai legate a partire da questa fase e fino alla battaglia di Imera del 480 a.C. Tale alleanza viene anche suggellata dal matrimonio di Gelone con Demarete, figlia di Terone. È anche possibile che Gelone in questo periodo aiuti Terone contro Selinunte, che con Akragas ha un continuo conflitto per Minoa, subcolonia selinuntina nei pressi del fiume Alico.

Non è chiaro se Gelone imponga a Camarina il tiranno vicario Glauco di Caristo per contrastare la ribellione dei mercenari o per prevenirla. In ogni caso questi insorgono contro Glauco, che viene condannato a morte: per cinque anni Camarina mantiene la sua indipendenza che verrà meno solo quando Gelone si impianterà a Siracusa.

Le difficoltà di questa fase di transizione sono per Gela aggravate dall’iniziativa di Anassilao (o Anassila), tiranno di Reghion, il quale, intuìto qualche spazio di manovra, torna alle sue mire sullo Stretto di Messina, in passato arrestate da Ippocrate, e assalta per mare e per terra Zancle, dove Gelone aveva posto come tiranno vicario Cadmo di Cos, figlio di Scite. Lo scontro è attestato da una dedica posta su uno schiniere e su un elmo rinvenuti a Olimpia, in cui i Reggini si vantano di una vittoria sui Geloi. È forse in questo frangente che Anassilao rifonda Zancle con coloni di diversa origine, tra cui elementi messeni (e di origini messene era lo stesso Anassilao), motivo per cui Zancle viene ribattezzata Messana e diviene capitale del cosiddetto “regno dello Stretto”. Anassilao diviene ecista di Messana e molto probabilmente vi si trasferisce, lasciando Reghion al figlio Leofrone.

È possibile che sia proprio la perdita di Zancle a spingere Gelone a indirizzare le sue mire verso Siracusa

Il tiranno di Gela perde dunque il controllo sullo Stretto, ma questo non gli impedisce, come pare, di aiutare la Repubblica romana, sorta nel 509 a.C. con la cacciata dei Tarquini, la quale aveva fatto richiesta di grano. La notizia è riportata da Dionigi di Alicarnasso, il quale riferisce che il Senato romano, in occasione di una grave carestia, aveva deliberato di chiedere aiuto all’esterno (492 o 491 a.C.). Gli ambasciatori romani (P. Valerio e Lucio Geganio Macerino) svernano a Gela (come riporta Tito Livio) e poi tornano a Roma con ben 25.000 medimni di grano (circa 984 tonnellate di derrate alimentari[28]). Pare che Gelone non pretendesse alcun corrispettivo economico, considerando quel grano una semplice donazione (così Plutarco).

Non è chiaro se questo episodio vada riferito al periodo in cui Gelone esercitava la tirannia a Gela (come ritengono Braccesi e Millino) o a quando era già tiranno di Siracusa (come proposto da Freeman). In ogni caso, la scelta di aiutare Roma evidenzia la capacità di Gelone di muoversi sullo scacchiere internazionale, profittando, nel caso in questione, della ricca e proverbiale produzione cerealicola della Piana di Gela[30].

L’episodio, comunque, se confermato, rappresenta un importante precedente in chiave anti-etrusca della battaglia di Cuma (474 a.C.), che sarà vinta da Ierone, fratello e successore di Gelone.

Gelone morì nel 478 o nel 477 a.C : Plutarco (Moralia, 404) scrive che la causa del decesso fu l’idropisia. In breve la sua figura e il suo operato furono trasfigurati dal regime dinomenide, assumendo i contorni del mito, di modo che venne poi tradizionalmente considerato un tiranno moderato e giusto, esente dalle efferatezze sistematicamente attribuite a un Falaride: secondo le fonti, alla sua morte tutto il popolo siracusano partecipò ai funerali, per poi piangerlo a lungo anche dopo ed erigere a sue spese un mausoleo in suo ricordo, vicino al tempio di Zeus ai Pantanelli (anche se non resta nessuna traccia archeologica). Post mortem ebbe un culto da eroe.

Sebbene avesse un figlio (di cui non ci è pervenuto il nome), sembra che abbia posto le condizioni per una successione diarchica

Su quest’ultimo le cronache hanno lasciato molte notizie che consentono di ricostruirne la figura di un uomo pietoso e buono e le vicende più importanti , che segnarono il corso della sua vita , gia da quando , ancora bambino era sopravvissuto ad un terremoto uscendo dalla scuola per inseguire un lupo e fino al momento della sua morte , accolta con rammarico dal popolo siracusano , che partecipò in massa ai suoi funerali.

Dai Siracusani Gelone venne insignito del titolo onorifico di nuovo ecista.

cessioo2
Storia di Gela

Scessio Plebis Di Gela

Intorno al 600 a.C., ci fù il primo caso di guerra civile accaduto nella storia occidentale. Questo caso si limitò
al solo ammutinamento delle classi povere che non godevano di alcun diritto politico. Il gruppo di emarginati,
sicuramente la maggioranza, che costituiva la classe lavorativa, abbandonò ad un certo punto la polis o città-stato e si
rifugiò a Maktorion, pochi chilometri a nord di Gela, lasciando inattiva l’economia della città.
Fu allora che Teline, antenato del tiranno Gelone, raggiunse i ribelli nel luogo in cui si erano auto-esiliati convincendoli
a ritornare alle loro case.
Si racconta che Teline spiegò l’ordinamento sociale della Polis metaforicamente, paragonandolo ad un ecosistema nel
quale, come in tutti gli insiemi costituiti da parti connesse tra loro, gli animali sopravvivono solo se collaborano e,
diversamente, periscono; conseguentemente, se le formiche (il popolo) si rifiutassero di lavorare, i lupi (gli
aristocratici) non riceverebbe cibo ma, in tal caso, ben presto tutto la foresta, alberi compresi, deperirebbe per
mancanza di nutrimento.

Come ricompensa per aver salvato la città, Teline fu insignito del sacerdozio di Demetra e Kore che, a sua detta, gli
avevano suggerito il modo migliore per prevenire una guerra civile. Il culto delle due dee da quel momento in poi si
diffuse a macchia d’olio in tutta la Sicilia, e Gela divenne centro propulsore delle iniziative religiose intraprese dal suo
capostipite e dai suoi discendenti (tra cui il tiranno Gelone).

sergio_petta
Gelesi D'autore

Sergio Petta

Per la serie gelesi che si sono distinti e si distinguono, oggi è la volta di Sergio Petta, già sassofinista dei “Rebus” gruppo di Daniele Scollo e prima ancora dei “Prinetti e Stucchi”.

E’ conosciuto a Gela per aver fondato l’emittente televisiva “Video Golfo” famosa per i format andati alla ribalta nazionale, come: “Abat Jour”, “Furnacella Rusti e Mangia”, “Il Punto”, “l’Angolo del Ragionamento”, “Viru Gela” e “Sgrilla la notizia”.

E’ stato anche editore del giornale “Il Corriere del Golfo” diretto da Antonio Asaro testata con la quale hanno collaborato Maria Concetta Goldini, Susanna Iacono Salafia, Daniele Vinci e molti altri.

Seguì con il telegiornale di Video Golfo la guerra di Mafia, fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni 90, numerosi giornalisti uscirono da quella palestra, come: Fabrizio Parisi, Peppe D’onchia, Gianni Licitra, Rossella Petta, Vincenzo Di Dio e Massimo Sarcuno.

Nei vari format televisivi creati ed ideati da Sergio Petta hanno collaborato persone del calibro di Vincenzo Giunta, Nello Lombardo, Antonio Sciandrello, Beppe Paino, Gianni Abela e tantissimi altri.

Sergio Petta è anche autore di tormentoni, li potremmo chiamare veri e propri “adv claim” come: “okodoppiook”, “potenza” e “la tv della gente”.

Politicamente a Gela tiene la bandiera dei liberali e della libertà.

alberto_ferro
Gelesi D'autore

Alberto Ferro

Nato a Gela (CL) nel 1996, Alberto Ferro ha iniziato gli studi musicali con la madre all’età di 7 anni e ha tenuto il suo primo recital all’età di 13 anni. Nel 2018 ha conseguito il Diploma accademico di secondo livello con il massimo dei voti e la lode presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, sotto la guida del maestro Epifanio Comis, il suo mentore di sempre. Ha inoltre frequentato numerosi corsi di perfezionamento con pianisti di fama internazionale, quali Michel Béroff, Dina Yoffe, Leslie Howard, Elisso Virsaladze, Joaquín Achúcarro, Richard Goode, Jörg Demus e Vladimir Ashkenazy.

Tra i numerosi premi vinti in concorsi nazionali ed internazionali spiccano: il 2° premio, il premio della critica e il premio speciale Haydn al “Ferruccio Busoni” di Bolzano (2015); il 1° premio al “Premio Venezia” (2015); il 6° premio e il premio del pubblico al “Regina Elisabetta” di Bruxelles (2016); il premio come finalista e il premio Children’s Corner al “Clara Haskil” di Vevey (2017); il 1° premio e il premio del pubblico al “Telekom – Beethoven” di Bonn (2017).

Ha tenuto concerti per importanti associazioni e festival italiani ed europei, quali il Copenhagen Summer Festival, il Bologna Festival, l’Operaestate Festival Veneto, il Noto Musica Festival, il Kawai a Ledro, gli Amici della Musica di Firenze, la Società dei Concerti di Milano, le Settimane Musicali di Ascona, il Tiroler Festspiele Erl, il Kissinger Sommer, il Beethovenfest Bonn, il Piano aux Jacobins, il Festival Musiq’3, il Festival de l’Eté Mosan, l’OdeGand Festival, il Brussels Piano Festival.

Si è esibito in prestigiose sale da concerto (Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania, Teatro Malibran e Teatro La Fenice di Venezia, Fazioli Concert Hall di Sacile, Sala Verdi del Conservatorio di Milano, Teatro Le Réflet di Vevey, Künstlerhaus e Herkulessaal di Monaco, Salle Philharmonique di Liegi, Concertgebouw di Bruges, Minardschouwburg e Handelsbeurs di Gand, Flagey e Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, Philharmonie di Lussemburgo, Festspielhaus di Erl, Museo d’arte di Tel Aviv, Musikgymnasium Schloss Belvedere di Weimar, Gewandhaus di Lipsia, Beethoven Haus di Bonn, Regentenbau di Bad Kissingen, Liederhalle di Stoccarda, Meistersingerhalle di Norimberga), sia in recital solistici, sia con orchestre sinfoniche e cameristiche (Donetsk Philharmonic Orchestra, Kammerphilharmonie dacapo München, Klassische Philharmonie Bonn, Beethoven Orchester Bonn, Århus Symfoniorkester, Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, Orchestra Filarmonica della Fenice, Orchestre de Chambre de Lausanne, Orchestre Royal de Chambre de Wallonie, deFilharmonie, Casco Phil, Orchestre National de Belgique), sotto la guida, tra gli altri, di Franz Schottky, Alexander Prior, Benjamin Haemhouts, Risto Joost, Marco Parisotto, Arvo Volmer, Dirk Kaftan, Heribert Beissel, Paul Meyer, Thierry Fischer, Marin Alsop, Christian Zacharias.

Nel 2016 e nel 2017 ha ricevuto la Medaglia della Camera dei Deputati, conferitagli dalla Presidente della Camera, On. Laura Boldrini, in occasione della Festa Europea della Musica, come riconoscimento al suo talento artistico, e per i successi riportati nel corso degli ultimi anni in prestigiose competizioni pianistiche internazionali. Nel marzo del 2017 ha tenuto un recital presso la Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale, nella rassegna “I Concerti del Quirinale” in diretta su Rai Radio 3, ricevendo tanti apprezzamenti dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.

Molte sue registrazioni sono state trasmesse da emittenti radiotelevisive nazionali (Rai 3, Rai 5, Rai Radio 1, Rai Radio 3, Rai Südtirol, Radio Popolare, Venice Classic Radio) e internazionali (RTBF, VRT, Musiq’3, Klara, ORF III, MDR Kultur, RTS, arte, Deutsche Welle). Inoltre, sono stati pubblicati tanti articoli su di lui da importanti riviste musicali, tra cui Suonare News, Amadeus, Crescendo, Andante e Pizzicato.

Dal 2015 è uno degli artisti sostenuti dal CIDIM, Comitato Nazionale Italiano Musica, che ha realizzato la produzione di un CD per l’etichetta Suonare records, allegato alla rivista nazionale Suonare News (maggio 2017). Nel 2016 la BNP Paribas Fortis lo ha ingaggiato per tenere una serie di concerti in Belgio, pubblicando un suo CD che include alcuni brani eseguiti dal vivo durante il Concorso “Regina Elisabetta” di Bruxelles.

Attualmente svolge un’intensa attività concertistica anche come camerista: dal 2016 collabora con il violinista salernitano Gennaro Cardaropoli.

accomando
Gelesi D'autore

Orazio Accomando

Giornalista pubblicista. si occupa principalmente di calcio, ma ama seguire e raccontare tutto lo sport. Dal 2021 al 2024 è stato un bordocampista Serie A per DAZN.

Gabriele_Saluci_nel_2021
Gelesi D'autore

Gabriele Saluci

Gabriele Saluci, 27 anni, filmmaker. Viaggiare è il suo lavoro e quello che guadagna viaggiando lo spende in viaggi. Fin ora ha attraversato sessanta paesi, pensando che il mondo fosse più piccolo… Dal 2016 conduce una rubrica settimanale al Kilimangiaro, su RAI3, dove racconta le avventure in giro per il mondo in ape, motorino, autostop e bicicletta.

Marika-Costarelli
Gelesi D'autore

Marika Costarelli

si è presentata sul palco di XFactor 2021 con degli occhiali da sole scuri a
coprire occhi e parte del volto la rapper Marika giocando sul fatto di
essere in incognito nel talent canoro di Sky. In realtà la sua identità è
nota. Si chiama Marika Costarelli, è siciliana originaria di Gela, ma ha
studiato e vive a Catania Quando scrive i testi delle sue canzoni dice che
«si dimentica di respirare» e da qui deriva il suo nome d’arte Apnea. nella
prima puntata di audizioni ieri sera l'artista siciliana ha portato il suo
inedito “Flow”, rappando in occhiali da sole e tailleur nero con un ritmo
coinvolgente tra rap e house music che ha fatto ballare i giudici, colpiti
anche dalla sua ironia. L’unico che non si è dimostrato convinto è stato
Mika, mentre gli altri giudici Manuel Agnelli, Emma Marrone e Hell Raton
hanno dato tre Sì che le hanno permesso di accedere al turno successivo.
Emma di lei ha detto: «Sei veramente un genio, hai molta personalità.
Voglio il pezzo sul mio telefono entro stasera».
Sul palco ha detto che i suoi genitori sono ignari del fatto che lei canti e
che si sia presentata alle audizioni di X Factor 2021, per questo ha
affermato di essere in incognito e di portare gli occhiali neri che si è tolta
solo per un attimo  per Manuel Agnelli al quale aveva detto «Se mi dici di

sì mi svelo». «Sei riuscita  a essere sporchissima senza dire una
parolaccia» ha commentato Agnelli. Da notare che una delle
caratteristiche del cantato di Marika è stata quella di allungare la
pronuncia delle vocali, come avviene nel dialetto siciliano, caratteristica
molto apprezzata dai giudici. Interessante anche la citazione nel suo testo
del cantautore catanese Brigantony.
Marika segue il rap da anni, ha scritto dei contenuti per alcuni siti
specializzati e ora ha deciso di cimentarsi in prima persona con questo
genere musicale che può esaltare l'altra sua grande passione che è la
scrittura. Leggendo vari commenti sui social network, per qualcuno la
cantante siciliana ricorda la giovanissima rapper Anna. Vedremo nelle
prossime puntate se riuscirà a restare in gara e a convincere con la sua
bravura e la sua ironia tutti e quattro i giudici.

images (1)
Gelesi D'autore

Marco di Menza

 Dalla strade del quartiere San Giacomo in cui è nato e cresciuto muovendo i primi passi della sua carriera , al palcoscenico di Rai2 il violinista gelese Marco Di Menza è stato scelto dalla giuria per volare direttamente in finale.

“È stata  una grandissima emozione esibirmi su Rai2- ha dichiarato il ventitreenne gelese- Quando è stato fatto il mio nome, il primo , tra i finalisti in gara , quasi non ci credevo”

Ad accompagnarlo in questa avventura un’inconsapevole mamma Melinda. Pensando di dover accompagnare un’amica per dei controlli medici aveva raggiunto il figlio che invece aveva già organizzato la sorpresa aiutato dalla produzione Rai.

Il ventitreenne gelese nel video di presentazione ha voluto ricordare il padre che si tolse la vita nel 2016 ma che lui sente vicino ogni volta che imbraccia il suo amato strumento.

Marco si definisce un’artista di strada. Il primo video girato per caso in una piazza di Catania, città in cui vive e studia al conservatorio, è subito diventato virale sui social. Quello è stato un segno per il violinista gelese, ha capito che la sua strada fosse proprio suonare tra la gente ed emozionare con il suo violino.