03Apr2025

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Categoria: Storia di Gela

Alcune pillole di storia della Città di Gela, piccole ed interessanti.
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Storia di Gela

Telemaco

Telemaco, capostipite degli Emmenidi di Akragas (Agrigento), era originario di Gela. Secondo le fonti storiche, i suoi genitori erano di Gela, e Telemaco stesso è considerato una figura importante nella storia della città di Akragas, dove il suo lignaggio, gli Emmenidi, divenne prominente.
Telemaco di Akragas è una figura storica e mitologica della Sicilia antica, noto per essere il capostipite della dinastia degli Emmenidi, che governò Akragas (l’odierna Agrigento).
Telemaco è anche associato a storie e leggende che collegano la sua famiglia a eventi significativi della storia siciliana. Tuttavia, molte informazioni su di lui possono essere mescolate con tradizioni mitologiche, rendendo difficile discernere i fatti storici dalle narrazioni leggendarie.
I tiranni della dinastia degli Emmenidi ad Akragas (Agrigento) erano membri di una famiglia aristocratica che esercitò un notevole potere politico nella città durante il periodo della sua massima espansione, tra il VI e il V secolo a.C.
Tra i più noti tiranni della dinastia degli Emmenidi ci sono:
Falaride: Spesso considerato il primo tiranno della dinastia, Falaride regnò nel VI secolo a.C. ed è famoso per il suo governo autoritario e per la costruzione di opere pubbliche. È noto anche per le sue cruente pratiche punitive, che hanno dato luogo a leggende su di lui.
Terone: Un altro importante tiranno, Terone regnò dopo Falaride e contribuì a rafforzare il potere e la prosperità di Akragas. Sotto il suo governo, la città raggiunse un apice di sviluppo culturale e architettonico.
Sibari: Anche se meno conosciuto, un altro membro della dinastia, Sibari, è citato in alcune fonti storiche.
Questa storia contribuisce a rivelare che due tra le più potenti dinastie della storia, cioè gli Emmenidi di Akragas e i Dinomenidi di Gèla sono entrambe originarie della stessa Polis e dalla stessa cultura geloa.
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Storia di Gela

Polizelo, Tiranno di Gela

Polizelo fu tiranno di Gela dal 478 a.C. fino alla morte. Polizelo era figlio di Dinomene il Vecchio, e fratello minore dei due dinomenidi Gelone e Gerone I, tiranni di Siracusa.

Ancora prima di diventare tiranno di Gela, il suo nome venne inciso nel tripode che commemorava la vittoria di Imera del 480 a.C., da sempre attribuita al solo Gelone. La menzione del fratello è quindi un dettaglio importante che conferma una sua partecipazione alla battaglia.

Divenne tiranno di Gela nel 478 a.C. quando morto Gelone e lasciato al potere Gerone a Siracusa, a lui venne lasciata in eredità la mano di Damarete, sposa di Gelone. Polizelo, odiato da Gerone, sostenne con lui una guerra a cui si pose fine grazie alla mediazione del poeta Simonide.

Secondo Diodoro Siculo nel 476-5 a.C. Polizelo fu inviato dal fratello Gerone in soccorso dei Sibariti, in uno dei tentativi di tornare nella loro sede originaria dopo la distruzione di questa nel 510 a.C. da parte dei Crotoniati.

Successivamente donò al santuario di Apollo a Delfi un gruppo statuario bronzeo raffigurante un cocchio con cavalli e auriga (conosciuto come “l’Auriga di Delfi”), in memoria di una vittoria riportata nei Giochi Pitici del 474 a.C.

Non è noto quando sia morto Polizelo, ma dev’essere stato prima della morte di Gerone, dato che a questi in qualità di tiranno di Siracusa succedette il fratello minore Trasibulo.

L’Auriga di Delfi è una scultura greca bronzea databile al 475 a.C. e conservata nel Museo archeologico di Delfi.

Rinvenuta negli scavi del santuario di Apollo a Delfi, faceva parte di una quadriga, commissionata da Polizelo (Polizelo di Dinomene), tiranno di Gela, forse per ricordare una vittoria ottenuta nella corsa coi carri, nel 478 o 474. Venne rinvenuta poiché sepolta da una caduta di massi dalle rupi Fedriadi nei pressi di dove era collocata.

L’autore della statua è sconosciuto; l’ipotesi più probabile è che sia opera di Sotade di Tespie o di Pitagora di Reggio.

La statua era collocata su un carro trainato da cavalli, del quale si conservano solo pochi frammenti. Lo stato di conservazione è ottimo, anche se è mancante del braccio sinistro. Venne fusa a pezzi in bronzo spesso, perché più resistente all’esposizione alle intemperie, con rifiniture eseguite a freddo: col bulino e con applicazioni di argento per la benda (“tenia”), rame per le ciglia, pietra dura per gli occhi.

L’auriga veste un lungo chitone cinto in vita, pesante, scanalato, rigido quasi a costruire una colonna; nella mano destra tiene delle redini; il volto è leggermente rivolto a destra. Attorno al capo la tenia del vincitore, con decoro a meandro e incrostazioni di rame e argento. I capelli sono finemente disegnati, in riccioli che non alterano le dimensioni del capo. Lo sguardo è intenso e vivo, con la tensione competitiva appena leggibile, stemperata dall’atteggiamento sorvegliatamente misurato del corpo.

I piedi sono resi con una naturalezza fresca e precisa, molto veristica: mostrano infatti i tendini tesi per lo sforzo appena compiuto.

Nessuna statua pervenutaci lontanamente rassomiglia all’auriga: solo alcuni esemplari ritrovati nella Magna Grecia similmente e sommariamente ci ricordano il modello di Delfi. È soprattutto nel volto che si concentra la singolarità di questo bronzo: legato alla bellezza ideale, dotato di tratti particolarissimi, è possibile che sia stato sviluppato a partire da un volto individuale.

Nonostante la statua sia evidentemente legata ai moduli arcaici, essa è percorsa da un vigore innovativo. L’Auriga di Delfi come il celebre Cronide di Capo Artemisio sono da considerarsi appartenenti allo stile severo, sviluppatosi in Grecia tra il 480 e il 450 a.C. Inoltre , una copia dell’Auriga di Delfi è ospitata a Gela nel quartiere di Macchitella.

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Storia di Gela

Ippocrate , Tiranno di Gela

Ippocrate, fratello di Cleandro, fu un importante tiranno della città siciliana di Gela nel V secolo a.C. Sebbene meno noto rispetto al più famoso medico omonimo, questo Ippocrate fu una figura di rilievo nella politica e nelle guerre siciliane dell’epoca.

Ippocrate proveniva da una famiglia aristocratica di Gela, una delle principali colonie greche in Sicilia. Suo fratello Cleandro fu tiranno della città, e alla sua morte, intorno al 498 a.C., Ippocrate gli succedette al potere.

Il suo regno è collocato in un periodo turbolento, caratterizzato da lotte tra le varie città greche di Sicilia, come Siracusa, Agrigento e Messina, e dalle incursioni delle popolazioni autoctone dell’isola, come i Siculi e i Sicani.

Ippocrate fu un leader aggressivo e ambizioso, che perseguì una politica espansionistica per estendere il controllo di Gela su gran parte della Sicilia orientale. Sotto il suo governo, Gela divenne una potenza regionale e fu coinvolta in numerosi conflitti. Egli riuscì a conquistare diverse città vicine, tra cui Leontini, Nasso e Zancle (l’odierna Messina), che divenne una delle sue conquiste più importanti.

Si dice che Ippocrate avesse cercato anche di attaccare Siracusa, ma la sua avanzata fu fermata dall’intervento di Corinto e Corcira (l’odierna Corfù), che proteggevano Siracusa per ragioni politiche e commerciali. Nonostante ciò, Ippocrate riuscì a ottenere un’indennità e il controllo su alcune città minori della Sicilia orientale.

Ippocrate morì intorno al 491 a.C., durante una campagna militare contro i Siculi. La sua morte segnò una fase di transizione per Gela. Come detto, fu seguito da Gelone, che riuscì a mantenere il controllo della città e successivamente a conquistare Siracusa, consolidando così il dominio siceliota greco nella regione.

Anche se meno ricordato rispetto ad altri tiranni siciliani, Ippocrate svolse un ruolo cruciale nello sviluppo politico della Sicilia greca, trasformando Gela in una delle città più influenti dell’isola e aprendo la strada all’espansione di Siracusa sotto il governo di Gelone.

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Storia di Gela

Cleandro , Tiranno di Gela

Cleandro Patareo e’ stato il primo tiranno di Gela di Cleandro sappiamo innanzitutto che era figlio di Pantare. Non è invece chiaro come sia assurto al potere. Da erodoto sappiamo che la città era afflitta da una stasis, un rivolgimento intestino, in conseguenza del quale una delle fazioni in città si sarebbe rifugiata in un centro siculo, maktorion. Pare che in questi sviluppi un ruolo di rilievo abbia avuto teline, un antenato di gelone. Sembra che Teline riportasse in patria la propria fazione, rivendicando per sé e per i propri discendenti la funzione di ierofante di demetra e kore. Se tale stasis sia da attribuire alla composizione etnica dei fondatori di Gela (in parte rodii e in parte cretesi), la vicenda di Teline va allora collocata in prossimità della fondazione della città, in analogia con quanto accaduto ad akragas con falaride. È anche possibile che l’intera storia sia un’invenzione posteriore, tesa a legittimare l’operato successivo di Gelone.

Sia come sia, Cleandro conquista il potere tra il 505 e il 504 A.C Aristotele (Politica, 5, 12, 1316a) associa Cleandro a Panezio di Lentini entrambi sono aristocratici che divergono dai propri interessi di classe. Il passo aristotelico rinvia all’esistenza di un regime oligarchico precedente la tirannia di Cleandro. L’origine aristocratica di Cleandro sembra confermata da una placca di bronzo (che dovette servire da basamento per una statuetta, probabilmente di soggetto equestre). Tale placca, rinvenuta a Olimpia, contiene una dedica, che recita: “Pantare di Gela, figlio di Menecrate”: è assai probabile che tale Pantare sia il padre di Cleandro.

Aristotele, abbastanza informato delle vicende siciliano associa Cleandro a Panezio di Lentini, identificandoli come aristocratici che divergono dai propri interessi di classe, in che implica, come in molte altre polis siciliane, l’esistenza di un regime oligarchico antecendente la sua tirannia. La testimonianza di Aristotele sembra confermata da una placca di bronzo, che dovette servire da basamento per una statuetta, probabilmente di soggetto equestre.

Tale placca, rinvenuta a Olimpia, contiene una dedica, che recita: “Pantare di Gela, figlio di Menecrate”: è assai probabile che tale Pantare sia il padre di Cleandro, citato da Erodoto. La dedica, databile alla settantottesima olimpiade (512-508 a.C.), intende ricordare una vittoria olimpica alla quadriga e rinvia ad una famiglia aristocratica, dedita all’allevamento di cavalli (e la Piana di Gela, assieme a quelle di Gela era ai tempi una delle migliori zone per questa attività, tant’è che le prime monete coniate di questa polis raffiguravano un cavaliere nudo in groppa ad un cavallo). Il dato pare riscontrare un precoce interesse della nobiltà isolana alla partecipazione ai giochi panellenici, certamente in un’ottica di prestigio e autorappresentazione. Pantare è il primo magnate siceliota di cui siamo a conoscenza che abbia partecipato alla quadriga.

La tradizione indica in sette anni la durata della permanenza di Cleandro al potere, il quale viene poi ucciso nell’ambito di una congiura, probabilmente orchestrata dall’elemento aristocratico, nel 498 o 497 a.C. Ma il moto restauratore non ebbe successo, perché il posto di Cleandro viene preso dal fratello Ippocrate.

Quando anche Ippocrate, dopo aver regnato tanti anni quanti suo fratello Cleandro, morì presso la città di Ibla, in una guerra da lui intrapresa contro i Siculi, ecco allora che Gelone finse di soccorrere i figli di Ippocrate Euclide e Cleandro, giacché i cittadini non volevano più essere loro soggetti, ma in realtà, sbaragliati in battaglia i cittadini di Gela, strappò ai figli di Ippocrate il potere e lo detenne personalmente.

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Storia di Gela

Gelone, Tiranno di Gela

Gelóne in latino Gelo (Gela, 540 a.C. – Siracusa, 478 a.C.) fu tiranno di Gela dal 491 o 490 a.C. e primo tiranno di Siracusa dal 485 o 484 a.C. fino alla morte.

Figlio di Dinomene, Gelone fu il figlio maggiore di Dinomene.

I suoi fratelli erano Ierone, che sarebbe divenuto sovrano di Gela prima e di Siracusa dopo la morte di Gelone; Polizelo, futuro signore di Gela al posto di Ierone, e Trasibulo, succeduto a Ierone nel ruolo di tiranno di Siracusa. Gelone, secondo la tradizione, apparteneva ad una illustre famiglia, che aveva contribuito alla fondazione della città e deteneva per diritto ereditario la ierofantia degli dèi degli inferi . Fu sposato con Damarete , figlia di Terone di Agrigento.

Sembrerebbe che Damarete, dopo la vittoria di suo marito, Gelone nel 480 a.C., suggerì, nelle clausole del trattato di pace, il divieto di effettuare sacrifici umani nei riti cartaginesi. Una notizia trionfalistica per Gelone che lo avrebbe etichettato come il garante sul diritto alla vita.

Ma in realtà, la presunta tradizione dei sacrifici umani, attuati dai cartaginesi, è tutt’oggi dubbia, infatti da un esame dei resti dei neonati nei luoghi sacri, detti tofet, gli archeologi hanno verificato che molti bambini erano deceduti durante la gravidanza, senza che si deducessero segni di morte cruenta.

Secondo Erodoto, a fondare Gela, insieme ad Antifemo, sarebbe stato un avo di Gelone, originario dell’isola di Telos. Questi sarebbe stato Teline, sacerdote di Demetra e Kore, tra i rifugiati a Maktorion in occasione della stasis che, intorno alla metà del VI secolo a.C., agitò Gela, poco prima che si instaurasse nella polis la tirannia di Cleandro.

Gelone inizia ad affermarsi come collaboratore e guardia del corpo del tiranno Ippocrate (tiranno a Gela tra il 498 o 497 e il 491 o 490 a.C.), quando questi è impegnato a sottomettere dei congiurati aristocratici che si erano mossi contro la tirannide, innanzitutto uccidendo il fratello di Ippocrate e precedente tiranno, Cleandro (che aveva conquistato il potere tra il 505 e il 504 a.C.).

Gelone si mette ancora in mostra in occasione della campagna militare con cui Ippocrate riesce a impadronirsi di tutta la Sicilia orientale, tranne Siracusa, che rimane autonoma: per i meriti acquisiti in campo, Gelone è fatto ipparco (comandante della cavalleria) dal tiranno. Come ipparco, Gelone giocò un ruolo fondamentale nella vittoria di Ippocrate nella battaglia dell’Eloro del 492 a.C. insieme a Cromio di Etna figlio di Agesidamo. Le ultime fasi di Ippocrate vedono il tiranno impegnato ad abbattere sacche di resistenza degli indigeni siculi: Ippocrate riesce a prendere Ergezio con l’astuzia, ma durante l’assedio di Ibla (sito non ancora identificato) trova la morte (491 a.C.)

Il periodo successivo, cioè quello dei sei anni di tirannia di Gelone a Gela, è molto poco documentato: Gelone deve tenere testa all’instabilità provocata dalla sua ascesa eversiva, in particolare alla protesta dei mercenari di Ippocrate, insediatisi a Camarina, che gli rimproverano di aver liquidato la discendenza del precedente tiranno, ma alcuni magnati passano dalla parte di Gelone e questi, inoltre, opera con essi un’attenta politica matrimoniale.

Verosimilmente già in questi anni gelesi Gelone stringe alleanza con Terone, appartenente al ghenos degli Emmenidi. Questi diviene tiranno di Akragas tra il 488 e il 487 a.C. ed è anzi probabile che la sua ascesa sia stata favorita dallo stesso Gelone. Akragas e Siracusa sono politicamente assai legate a partire da questa fase e fino alla battaglia di Imera del 480 a.C. Tale alleanza viene anche suggellata dal matrimonio di Gelone con Demarete, figlia di Terone. È anche possibile che Gelone in questo periodo aiuti Terone contro Selinunte, che con Akragas ha un continuo conflitto per Minoa, subcolonia selinuntina nei pressi del fiume Alico.

Non è chiaro se Gelone imponga a Camarina il tiranno vicario Glauco di Caristo per contrastare la ribellione dei mercenari o per prevenirla. In ogni caso questi insorgono contro Glauco, che viene condannato a morte: per cinque anni Camarina mantiene la sua indipendenza che verrà meno solo quando Gelone si impianterà a Siracusa.

Le difficoltà di questa fase di transizione sono per Gela aggravate dall’iniziativa di Anassilao (o Anassila), tiranno di Reghion, il quale, intuìto qualche spazio di manovra, torna alle sue mire sullo Stretto di Messina, in passato arrestate da Ippocrate, e assalta per mare e per terra Zancle, dove Gelone aveva posto come tiranno vicario Cadmo di Cos, figlio di Scite. Lo scontro è attestato da una dedica posta su uno schiniere e su un elmo rinvenuti a Olimpia, in cui i Reggini si vantano di una vittoria sui Geloi. È forse in questo frangente che Anassilao rifonda Zancle con coloni di diversa origine, tra cui elementi messeni (e di origini messene era lo stesso Anassilao), motivo per cui Zancle viene ribattezzata Messana e diviene capitale del cosiddetto “regno dello Stretto”. Anassilao diviene ecista di Messana e molto probabilmente vi si trasferisce, lasciando Reghion al figlio Leofrone.

È possibile che sia proprio la perdita di Zancle a spingere Gelone a indirizzare le sue mire verso Siracusa

Il tiranno di Gela perde dunque il controllo sullo Stretto, ma questo non gli impedisce, come pare, di aiutare la Repubblica romana, sorta nel 509 a.C. con la cacciata dei Tarquini, la quale aveva fatto richiesta di grano. La notizia è riportata da Dionigi di Alicarnasso, il quale riferisce che il Senato romano, in occasione di una grave carestia, aveva deliberato di chiedere aiuto all’esterno (492 o 491 a.C.). Gli ambasciatori romani (P. Valerio e Lucio Geganio Macerino) svernano a Gela (come riporta Tito Livio) e poi tornano a Roma con ben 25.000 medimni di grano (circa 984 tonnellate di derrate alimentari[28]). Pare che Gelone non pretendesse alcun corrispettivo economico, considerando quel grano una semplice donazione (così Plutarco).

Non è chiaro se questo episodio vada riferito al periodo in cui Gelone esercitava la tirannia a Gela (come ritengono Braccesi e Millino) o a quando era già tiranno di Siracusa (come proposto da Freeman). In ogni caso, la scelta di aiutare Roma evidenzia la capacità di Gelone di muoversi sullo scacchiere internazionale, profittando, nel caso in questione, della ricca e proverbiale produzione cerealicola della Piana di Gela[30].

L’episodio, comunque, se confermato, rappresenta un importante precedente in chiave anti-etrusca della battaglia di Cuma (474 a.C.), che sarà vinta da Ierone, fratello e successore di Gelone.

Gelone morì nel 478 o nel 477 a.C : Plutarco (Moralia, 404) scrive che la causa del decesso fu l’idropisia. In breve la sua figura e il suo operato furono trasfigurati dal regime dinomenide, assumendo i contorni del mito, di modo che venne poi tradizionalmente considerato un tiranno moderato e giusto, esente dalle efferatezze sistematicamente attribuite a un Falaride: secondo le fonti, alla sua morte tutto il popolo siracusano partecipò ai funerali, per poi piangerlo a lungo anche dopo ed erigere a sue spese un mausoleo in suo ricordo, vicino al tempio di Zeus ai Pantanelli (anche se non resta nessuna traccia archeologica). Post mortem ebbe un culto da eroe.

Sebbene avesse un figlio (di cui non ci è pervenuto il nome), sembra che abbia posto le condizioni per una successione diarchica

Su quest’ultimo le cronache hanno lasciato molte notizie che consentono di ricostruirne la figura di un uomo pietoso e buono e le vicende più importanti , che segnarono il corso della sua vita , gia da quando , ancora bambino era sopravvissuto ad un terremoto uscendo dalla scuola per inseguire un lupo e fino al momento della sua morte , accolta con rammarico dal popolo siracusano , che partecipò in massa ai suoi funerali.

Dai Siracusani Gelone venne insignito del titolo onorifico di nuovo ecista.

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Storia di Gela

Scessio Plebis Di Gela

Intorno al 600 a.C., ci fù il primo caso di guerra civile accaduto nella storia occidentale. Questo caso si limitò
al solo ammutinamento delle classi povere che non godevano di alcun diritto politico. Il gruppo di emarginati,
sicuramente la maggioranza, che costituiva la classe lavorativa, abbandonò ad un certo punto la polis o città-stato e si
rifugiò a Maktorion, pochi chilometri a nord di Gela, lasciando inattiva l’economia della città.
Fu allora che Teline, antenato del tiranno Gelone, raggiunse i ribelli nel luogo in cui si erano auto-esiliati convincendoli
a ritornare alle loro case.
Si racconta che Teline spiegò l’ordinamento sociale della Polis metaforicamente, paragonandolo ad un ecosistema nel
quale, come in tutti gli insiemi costituiti da parti connesse tra loro, gli animali sopravvivono solo se collaborano e,
diversamente, periscono; conseguentemente, se le formiche (il popolo) si rifiutassero di lavorare, i lupi (gli
aristocratici) non riceverebbe cibo ma, in tal caso, ben presto tutto la foresta, alberi compresi, deperirebbe per
mancanza di nutrimento.

Come ricompensa per aver salvato la città, Teline fu insignito del sacerdozio di Demetra e Kore che, a sua detta, gli
avevano suggerito il modo migliore per prevenire una guerra civile. Il culto delle due dee da quel momento in poi si
diffuse a macchia d’olio in tutta la Sicilia, e Gela divenne centro propulsore delle iniziative religiose intraprese dal suo
capostipite e dai suoi discendenti (tra cui il tiranno Gelone).