«Leggiamolo» il dipinto: Un filo di acciaio teso, a parecchi metri di altezza dal suolo, fra il tetto della Chiesa Madre e quello del Palazzo Rosso; su di esso si muove l’acrobata, reggendo una lunga asta che lo aiuta a tenere l’equilibrio nell’aereo cammino, e la sua figura si staglia nitida sullo sfondo azzurrino del cielo; alle due estremità dell’aerea via sono altre figure, verosimilmente di acrobati anch’esse, in attesa forse di partecipare all’esibizione per renderla più varia, più ricca ed emozionante. Sotto, nella Piazza, è una moltitudine di spettatori che guardano attenti, diremmo calamitati negli occhi e nel cuore dallo spettacolo. E forse l’acrobata non mancherà, nel percorrere il singolare suo cammino, di stimolare e alimentare la loro emozione: ad un certo punto pencolerà, metterà un piede in fallo, starà lì lì per precipitare giù, annasperà un poco… ma si riprenderà tosto, si rimetterà in cammino, lassù, vicino al cielo… Gli spettatori, però, avranno intanto sentito un brivido correre loro per le ossa e, quando egli, superato il pericolo, raggiungerà il punto di arrivo e da lì sicuro e sorridente riguarderà giù, proromperanno in un frenetico applauso: esprimeranno così la loro ammirazione per lui e, nello stesso tempo, l’interiore loro sollievo dopo la sofferenza con cui avranno seguito la pericolosa esibizione. E si domanderanno dubbiosi: «Il pericolo corso era vero o simulato?»
Tra loro si aggira una donna che reca in mano un piccolo vassoio: è della «troupe» degli acrobati e chiede l’obolo, un’offerta. Sarà generalmente un’offerta di pochi centesimi, e non tutti lo daranno. Lo spettacolo è pubblico e per non pochi gratuito…
Gli anziani ricorderanno come una vaga aura di romanticismo avvolgeva quei lavoratori nomadi, personaggi ammirati sul filo di acciaio sospeso tra le nubi, povere creature a terra. Ché i proventi della loro fatica erano generalmente piuttosto magri: si guadagnavano la vita mettendo la vita a repentaglio, e a stento.
Oggi esibizioni simili è dato vederle non più sulla anonima ribalta della Piazza, ma nella coreografia fascinosa — fatta di luci, musiche, colori — dei circhi equestri. E in tali condizioni quegli attori forse non soffriranno la malinconia di una esistenza intessuta di stenti, di rischi mal ripagati!