Uno dei bisonti raffigurati nelle grotte di Altamira, in Spagna
Nell’antico bacino del Mar Mediterraneo, in un’epoca ormai dimenticata dall’uomo, gli Dèi erano venerati, adorati e rappresentati nelle più svariate forme e modalità. Quasi sempre erano raffigurati in sembianze antropomorfe, cioè simili agli uomini, altre volte in forma di animali.
Si tratta del toro, considerato animale divino e sacro da quasi tutte le culture dell’antichità, e fu anche un simbolo associato alla Luna, alle costellazioni, alla fertilità, alla rinascita e persino al potere dei Re.
Le prime rappresentazioni dell’arte paleolitica e l’enigmatica venerazione del toro in Anatolia (l’attuale Turchia) influenzarono una varietà di culti sacri e religiosi che si estesero in ogni luogo del mondo antico.
Dal toro sacrificato nella Creta minoica al culto del toro Apis in Egitto al ritratto sacrificale presente nel mitraismo romano, il toro era parte integrante di moltissime e importanti tradizioni religiose e di diverse culture, distanziate tra loro dal tempo e dallo spazio.
Prove del culto del toro sono state trovate in varie zone del mondo, come l’Europa, l’Africa e l’India.
Il toro era oggetto di venerazione e il culto dedicatogli cominciò a diffondersi intorno a 15.000 anni fa, alla fine del periodo del Paleolitico superiore.
Una delle prime testimonianze archeologiche che riguardano la raffigurazione del toro nel Paleolitico superiore la si può trovare nelle pitture rupestri presenti nelle Grotte di Altamira (18.500-14.000 anni fa), nel nord della Spagna.
Il soffitto delle grotte di Altamira raffigurante una mandria di bisonti
Il soffitto della grotta è coperto da imponenti dipinti che rappresentano una mandria di grossi bisonti di una razza oggi estinta.
Anche se non è stata trovata alcuna prova che possa far pensare alla presenza di rituali e sacrifici riguardanti il toro ad Altamira, è interessante notare come le cerimonie iniziatiche di alcune religioni dell’Asia Minore e della Grecia avvenivano proprio all’interno di grotte.
È possibile quindi che l’adorazione del toro abbia avuto inizio con queste pitture presenti nelle grotte e si sia successivamente sviluppata per migliaia di anni, influenzando le radici dei rituali religiosi che si svolgevano nelle grotte e nei templi.
La prima testimonianza del culto del toro è stata trovata nel vicino Oriente antico, a Çatal Hüyük in Anatolia, intorno al 7000 a.C..
Pitture rappresentanti i tori sono state rinvenute sulle pareti settentrionali dei santuari che sono assimilabili alle grotte del Paleolitico.
Teste di tori in gesso provenienti da Çatal Hüyük in Anatolia, conservate al museo di Ankara
Molti dipinti raffigurano anche giovani acrobati che giocano e saltano sulle spalle dei grossi animali.
Oltre a queste antiche pitture, nei santuari furono rinvenute anche teste di tori realizzate in gesso.
Alcuni tori sono raffigurati come partoriti da una “dea” della fertilità, indicando con ciò anche una forte connessione tra il toro e l’antico culto preistorico della Dea Madre.
I teschi e le corna di questi animali furono usati anche per decorare i santuari dove si svolgevano i culti. Le pitture della dèa e del toro, così come le pitture raffiguranti grandi avvoltoi, mostrano le credenze religiose degli abitanti di Çatal Hüyük che si concentravano sul concetto ciclico di morte e di rinascita.
Pitture di enormi avvoltoi indicano una pratica religiosa in cui i corpi dei tori morti venivano lasciati all’aperto per poi venire scarnificati dagli uccelli, così da lasciare solo i resti degli scheletri.
La migrazione di uomini e commercianti di Çatal Hüyük potrebbero averli portati ad “esportare” le proprie pratiche rituali e religiose anche in altre aree abitate nei millenni a seguire.